La Mamma Gisa  (Luigi Cazzetta)          

 

Testo originale Traduzione letterale 

 

Taccaa s in alt
in fond al corridor,
el va el regoladr col s ticch tacch
legger, discrett.

In don canton del lett
gi dessedda,
in quel s ctto grand come el s coeur,
la mamma Gisa
l l coi oeucc avert,
tra i cent penser
don altra soa giornada.

Tin, tin, tin...I ses che sna.

El ciel el ciappa fiaa,
el se desquatta.
El ciar el se spalanca
e con la sciampa
el riva a la finestra:
"Son ch, son ch; mi sont on alter d"

E de sto d
comincia intant lorchestra:
Quejvun in de la strada chel pedna;
portell che sbatt,
el primm tranvaj che corr
"Lassa el t lett Dalgisa, che hinn ses or!"

Me onombra la se moeuv in de la stanza.
On sciallettin sui spall,
na cavezzda in pressa ai s cavej,
poeu pian la slisa foeura
tirandes dree la porta. Ssst!

De l in cusina
e senza fass sent,
la trscia, la netta, la prepara
scarp, vestii,
merenda, schisctta

Tra pcch,
mar, tosa, fioeu che lavora
e lultim pinllin chel va anm a scoeula,
sarann tucc su.

Tin, tin... Sett or: Mattina.

Prt che se derva,
sirnn che tajen laria
(la vs de lofficina).
La cgoma sul gas che la brontola
e la spantga odor de caff bon.

"Pezzga, cara dna, scanta i ss".

Intanta anca el mar l giam in pee.
La barba, ona lavada,
muda adss,
allee! E l l viscor, pront.

"Toeu, bev el caff cald!"
(la chicchera la canta).
D boccad, na sbrojada...
"Bon.Te saludi!"
El primm l andaa.

"Maria, Gianni, Ninetto,
su che l ora, dj"

La tosa la va in bagn.
On vestidin faa s cont i s man.
Na pettenada? Na sperlusciada!!!
Zipria, rossett
"Va che l tard,
fa a la svlta, stimisctta"
"Ecco, hoo fenii Ciao mamma".
Borsetta al cll e foeura!

Venn subit adree el Gianni
col palpiroe sott brasc.
L pront su luss.
"Voo, mamma"
"Te raccomandi, t:
rispett al t padron. Capii?". Sparii.

Col s crappon chel donda
sora l basltt del latt,
tra el mll del s cossin
e i banch de scoeula
el per Ninetto el se perd via
"Mamma" "Ste voeutt?"
"Ghhoo un poo de mal de coo"
"Ah, si? Stasera el curaremm.
Adess andemm".

"Ci, ven chel m pattn"
La bocca, la schja; scossaa, collett,
merenda in la cartella.
"Ecco pront lomett.
Ci on basin
Attent a travers la strada
- quii brutt malnatt de macchin -
Ciao, ciao"
La vos la ghe va adree gi per i scal

Hinn tucc andaa.

Solla. E adess, avanti el segond temp.
Mangi, mestee, lav...
La casa adss a lee!

El s mar,
ciappaa in del s repart
l quiett davanti al torna
tra schj de assal foghent che fann la roeuda.
Piegada su on vestii in la sartoria,
la Maria
la taja, la sorfila, intant che dent
quejcss de dolz la ciama in del s coeur.

El Gianni, in lavoreri,
seri, seri,
ljutta, el salta, attent,
vesin al s padron
come on cagnoeu.

Gent che lavora!

E lultim, el pinlla,
me presonee in del banch,
el scolta la mastra.
Parll che vann in ciel
me nivol...E l, a cavall, che el vola!

E vola la giornada.

L sera: dormen tucc.

Taccaa s in alt
in fond al corridor
el va el regolador col s ticch tacch
legger, discrett.

In don canton del lett
in del s citto grand come el s coeur
la dna
l insma ai s penser...E la va...la va...

Tin, tin, tin..I des che sna.

Marzo 1962

cavezzda               ravviatina
dessedda              svegliata
in quel s ctto       nel suo silenzio
la slisa foeura         scivola fuori
la trscia                si da da fare
palpiroe                cartoccio
pattn                     bambino
pedna                   fa risuonare i propri passi
pinelln                   piccolino
regoladr               orologio a pendolo
schj                       schegge
schja                     riga tra i capelli

schisctta               gavetta
stimisctta              vanitosa
 


 

 

Appesa in alto,
in fondo al corridoio,
cammina la pendola col suo ticch-tacch
leggero, discreto.

In un cantuccio del letto
gi sveglia,
il quel suo silenzio grande come il suo cuore,
la mamma Gisa
sta l con gli occhi aperti,
tra i cento pensieri
d'un altra sua giornata.

Tin, tin, tin...suonano le sei.

Il cielo prende fiato,
si scopre.
Il chiarore si spalanca
e con la zampa
arriva alla finestra:
"Son qui, son qui; sono un altro giorno".

E di questo giorno
comincia intanto l'orchestra:
qualcuno per la strada fa sentire i suoi passi;
portello che sbatte;
il primo tramvai che corre...
"Lascia il tuo letto Adalgisa, che sono le sei!"

Come un'ombra si muove nella stanza.
Uno scialletto sulle spalle,
una ravviata frettolosa ai capelli,
poi adagio scivola fuori
tirandosi dietro la porta. Ssst!

Di l in cucina
e senza farsi sentire,
si d da fare, pulisce, prepara
scarpe, vestiti,
merenda, gavetta...

Tra poco,
il marito, la ragazza, il figlio che lavora
e l'ultimo piccolino che va ancora a scuola,
saranno tutti in piedi.

Tin, tin...Suonano le sette: Mattina.

Porte che si aprono,
sirene che tagliano l'aria
(la voce dell'officina).
La caffettiera sul gas, che brontola
e sparge odore di buon caff.

"Spicciati, donna cara, disincanta le ossa".

Intanto anche il marito gi in piedi.
La barba, si lava,
su la tuta,
avanti! E lui vispo, pronto.

"Prendi, bevi il caff caldo!"
(la chicchera canta).
Due sorsi, una scottatura...
"Bene. Ti saluto!".
Il primo andato.

"Maria, Gianni, Ninetto,
su che ora, dalli"

La ragazza va in bagno.
Un vestitino fatto con le sue mani.
Una pettinata? Una arruffata!!!
Cipria, rossetto...
"Va che tardi,
fa alla svelta, vanitosetta".
"Ecco, ho finito. Ciao mamma".
Borsetta al collo e fuori!

Vien subito dietro il Gianni
il cartoccio sotto il braccio.
E' pronto sull'uscio.
"Vado, mamma..."
"ti raccomando, te:
rispetto al principale. Capito!". Sparito.

Con la testona che dondola
sulla ciotola del latte,
tra il molle del cuscino
e i banchi della scuola
il povero Ninetto si perde via...
"Mamma...""Che cosa vuoi?"
"Ho un po' di mal di capo..."
"Ah, s? Stasera lo cureremo.
Adesso andiamo"

"Ci, vieni qua...il mio bambino..."
La bocca, la riga tra i capelli; grembiule, colletto,
merenda nella cartella.
"Ecco pronto l'ometto.
Dammi un bacino...
Attento ad attraversare la strada
- quelle brutte malnate di macchine -
Ciao, ciao..."
La voce lo segue gi per le scale...

Sono andati tutti

Sola. E adesso, avanti col secondo tempo.
Mangiare, le faccende, lavare...
La casa tutta sulle sue spalle!

Suo marito,
attento nel suo reparto
sta quieto davanti al tornio
tra schegge infuocate di acciaio che fanno la ruota.
Piegata su un vestito in sartoria,
la Maria,
taglia, cuce, mentre dentro
qualcosa di dolce la chiama nel suo cuore.

Il Gianni, nel laboratorio,
serio, serio,
aiuta, salta, attento,
vicino al suo padrone
come un cagnolino.

Gente che lavora!

E l'ultimo, il piccolo,
come prigioniero nel banco,
ascolta la maestra.
Parole che vanno in cielo
come le nuvole... E lui, a cavallo che vola!

E vola la giornata.

E' sera: dormono tutti.

Appesa, in alto
in fondo al corridoio
cammina la pendola col suo ticch-tacch
leggero, discreto.

In un cantuccio del letto,
nel suo silenzio grande come il suo cuore,
la donna
sta con i suoi pensieri...E va...e va...

Tin, tin, tin...Suonano le dieci:

Marzo 1962

Commento

In questa poesia convergono emozione e stile. Essa gi entrata nelle antologie come classico della letteratura dialettale milanese contemporanea. E' il documento di una societ operosa, che gioiva e trovava la propria realizzazione nell'opera quotidiana, unita nella famiglia della quale la madre, con la sua opera, le ansie, i sacrifici, era il pilastro. Oggi la societ, causa lo sviluppo tecnologico che si riflette in evoluzione sociale, sta cercando altre vie, ma questi valori ne stanno e ne staranno sempre alla base.

I t penser, i t emozion (anca in italian o ne la lengua che te par)